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Mad Men era terminata da due anni quando un libro per l’esame di “storia della radio e della televisione” me ne spoilerò il finale.

Nonostante questo, ne ero già innamorata e la continuai, riuscendo forse ancor di più a gustare quel particolare finale.

Mad Men ci parla del mondo della comunicazione nella New York degli anni ’60, o anche al contrario, riesce ad analizzare un periodo così decisivo per gli USA attraverso le sue pubblicità.

Soprattutto, lo fa con dei personaggi così veri che solo i Sopranos prima erano riusciti a fare qualcosa di meglio. Ma dopotutto lo showrunner Matthew Weiner ha affiancato David Chase nella produzione dei Soprano (1999-2007). Parla dei pubblicitari, della loro vita privata e di quella professionale negli uffici dell’immaginaria agenzia Sterling Cooper.

“La pubblicità è basata su una sola cosa, la felicità. E sai cos’è la felicità? È il profumo di una macchina nuova. È la libertà dalla paura. È un’insegna al lato della strada che ti grida rassicurante che qualsiasi cosa tu stia facendo va bene, Che tu vai bene”

(Don Draper, ep. pilota)

Mad Men : una serie di rara raffinatezza, che usa il mondo della pubblicità per scandagliare l’animo umano, espressione del cinismo che si fa letteratura, governato da una cauta, maliziosa intelligenza. (La nuova fabbrica dei sogni, a cura di Aldo Grasso e Cecilia Penati, ed. 2016).

È una serie che ha diviso il pubblico: alcuni la trovano lenta e noiosa, altri la amano e idolatrano. Sicuramente io sono tra quest’ultimi, ma con serie motivazioni. Tra cui il riportavi che a pochi mesi dalla sua uscita è finita sulla copertina di Rolling Stones e su i prestigiosi Cahiers du Cinéma, che per la prima volta hanno rivolto l’attenzione verso una serie tv. Era il 2007.

L’ho potuta studiare e analizzare, trovando nei suoi personaggi la forza di una serie che è andata avanti per 7 stagioni e che ha cambiato radicalmente la scrittura dei personaggi nelle serie tv.

Sicuramente il personaggio più interessante di Mad Men è Don Draper, un personaggio divenuto iconico nel mondo della serialità.

don draper

Don Draper è affascinante, sensuale, ma non riusciremo mai veramente ad amarlo.

Ha una backstory importante, svelata nella serie piano piano con diversi flashback, che riescono a placare la “rabbia” dello spettatore nel momento in cui ricordiamo la cinicità e la viltà di questo personaggio, soprattutto nel suo rapporto con le donne.

Ma Don Draper non è altro che un edonista, alla ricerca continua del suo piacere. Uno stratega, un ambizioso stratega, che vuole vivere seguendo le sue regole.

Il rapporto con le donne sicuramente definisce la sua identità. Flirta, seduce, delude. Lo fa in modo diverso sia con Betty, Meghan e con la stessa Peggy. Lo fa con la figlia Sally, che mano a mano che cresce nella serie si rende conto di avere un padre senza scrupoli.

Don è il vero protagonista, che a piccoli passi cambia radicalmente durante le stagioni, fino ad arrivare a un cambiamento netto nel finale della serie, un finale secondo me perfetto.

Come ha raccontato lo showrunner, la vita di Don può essere in fondo riassunta dalla canzone di Nancy Sinatra usata nell’episodio 13 della stagione 5: “You only live twice, one for yourself and one for your dreams. This dream is for you, so pay the price“.

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COMMENTI

  • Ryan Murphy, da Glee alla miniserie Hollywood – silvia carucci 2 Maggio 2020 at 18 h 48 min

    […] Cos’è uno showrunner? Se in un film il regista è la figura più importante, nelle serie tv lo è lo showrunner, ideatore e sceneggiatore. Colui/colei che controlla l’intero processo di produzione, che letteralmente “lo fa correre”. Un altro importante showrunner che ho già citato è Matthew Weiner. […]